Pranoterapia : l’energia che aiuta a star meglio
Le origini della pranoterapia affondano nella notte dei tempi,
ma è proprio al giorno d’oggi che essa sta prendendo nuovo vigore,
per cui l’ attualità e la rinnovata ripresa di interesse su questo
tema , spinge ad una considerazione razionale e seria di questa materia.
Il termine ‘pranoterapia’ deriva dalla parola sanscrita (antico
idioma indiano ) ‘prana’ che designa il ‘soffio vitale’,
il respiro cosmico, una sorta di energia primordiale che pervade tutto l’universo
e che lo condiziona in ogni suo aspetto. Partendo da questo termine possiamo
definire il pranopratico come colui che influisce sullo stato di benessere di
un altro essere vivente con la semplice imposizione delle mani, utilizzando
questa energia primordiale.
Per la pranoterapia la base comune, sia quella orientale che quella occidentale,
è che l’uomo per vivere in salute deve essere in equilibrio. Per
la medicina occidentale l’equilibrio non è altro che la distribuzione
in modo equilibrato dei quattro elementi fuoco, aria, acqua e terra, di cui
l’essere umano è composto; mentre per la medicina orientale, soprattutto
cinese, vale lo stesso principio ma considerando che gli elementi sono cinque,
e cioè fuoco, terra, acqua, metallo e legno.
Fondate su principi analoghi, le medicine tradizionali presentano numerosi aspetti
in comune, sia nella sostanza che nella forma. Infatti qualsiasi sia l’ambiente
culturale in cui è nata, ogni medicina deriva direttamente da una concezione
del mondo che le grandi dottrine del passato, attraverso il loro testi sacri
(Veda, Bibbia, etc.) e in un linguaggio accessibile all’uomo, hanno tentano
di esprimere, e cioè che il benessere dell’uomo è l’espressione
dell’armonia cosmica. Il benessere è da una parte l’equilibrio
sinergico tra le componenti dell’uomo, e dall’altra tra l’uomo
e il suo ambiente.
Il principio è estremamente semplice poiché consiste nell’apportare
energia positiva dove manca, e levare energia negativa dove ne è presente
una quantità eccessiva. La pratica efficace, però, richiede studio
ed esperienza.
Il trattamento consiste in uno scambio vibratorio tra l’operatore e la
persona da trattare, in modo da trasmettere energia di valenza positiva a quell’organo
o a quella parte del corpo che ne è carente, e trasmettere invece energia
di valenza negativa laddove vi è una congestione. Il pranopratico si
deve attenere solo a questa regola tassativa senza lasciarsi influenzare da
ogni altra cosa poiché il nostro corpo, per essere sano, deve risultare
armonico ed essere in equilibrio a tutti i suoi livelli, fisico, mentale, comportamentale
e spirituale. Egli andrà così a ripristinare nella persona l’equilibrio
di tutti e quattro gli elementi precedentemente menzionati.
Essere pranoterapeuti non è una dote rara che appartiene a pochi, non
si tratta di essere depositari di una ‘magia’ o di possedere chissà
quale energia sopranaturale, poiché molte persone potenzialmente hanno
questa personale attitudine. Per riconoscerla basterebbe solo rivolgersi a degli
istituti specializzati dove, dopo aver fatto misurazioni scientifiche, gli esperti
accertano la capacità o meno di poter diventare pranoterapeuti.
Nell’ambito di quelle che per ora sono le cosiddette misurazioni scientifiche-tecnologiche,
per le misurazioni energetiche si utilizza la macchina Kirlian , un apparecchio
capace di visualizzare e fotografare l’emissione del campo energetico
di ogni individuo, caratterizzando segni ed aloni attorno ai polpastrelli delle
dita, utili per decifrare le capacità pranoterapeutiche. Un altro apparecchio
termo- medicale è la macchina tele- termometrica che stabilisce una misurazione
dell’effetto termico di calore alle mani di quelle persone che si sottopongono
all’esame, offrendo alcuni importanti parametri di valutazione. A queste
misurazioni dovranno poi seguire corsi per l’apprendimento della tecnica,
affiancati da altrettanti corsi per la conoscenza anatomica del corpo umano
e delle sue svariate manifestazioni patologiche.
Il pranoterapeuta usa se stesso come ‘medicina non convenzionale’,
propone un personale intervento non invasivo, spesso non tocca neppure il paziente
ma impone le mani ad una distanza che reputa idonea per interagire sulle attività
fisiologiche del paziente.
Egli non fa diagnosi, segue le linee guida del medico curante e di riflesso
quelle del paziente, si limita ad intervenire per dare sollievo stimolando il
paziente ad auto guarire.
La pelle è un sensore dotato di ricettori nervosi e spesso il paziente
afferma di percepire calore, flusso energetico, eruzioni, sensazioni che si
spingono anche in profondità nella parte sub- cutanea e sub-muscolare.
Eliminare ansie e tensioni nervose per sedazione naturale da rilassamento facilita
ogni percorso di guarigione. La pranoterapia considera l’individuo nella
sua globalità: un disturbo non è che il segnale, o meglio, l’espressione
di un disordine che coinvolge la persona a tutti i livelli e ne compromette
il benessere. Ogni disagio è considerato come un processo instabile,
uno schema di relazione disarmonica quando le difese sono indebolite e le risorse
esaurite, e una molteplicità di fattori concorre a crearlo.
Il pranoterapeuta deve ripristinare le capacità di recupero e le forze
del corpo che costituiscono la condizione di benessere. Se si riorganizza lo
schema esistente di disarmonia in uno schema di relazione armonica, la causa
originale del disturbo sparirà perché le condizioni nelle quali
era radicata la disarmonia cessano di esistere. Naturalmente sta poi alla persona
riuscire a mantenere lo stato di equilibrio indotto da una seduta di pranoterapia,
divenendo consapevole della causa che ha prodotto quella disarmonia psichica
iniziale che si era resa poi manifesta in un malessere fisico.
Per le discipline olistiche l’uomo non è malato perché ha
una malattia, ma ha una malattia perché è malato soprattutto ad
un livello più sottile, emotivo o spirituale. Ogni problema è
l’espressione della rottura del ritmo interiore del microcosmo- uomo non
più in collegamento con la dimensione più interiore e profonda.
Per essere un buon pranoterapeuta è necessario quindi che la teoria,
la pratica e l’intuizione si fondino insieme affinché mente, corpo
e spirito possano lavorare come un’unica entità capace di ricreare
il potenziale di benessere in coloro che lo richiedono. Il pranoterapeuta, oltre
ad avere capacità di gestione energetica, deve essere motivato nel suo
lavoro e disponibile con la realtà della persona, ma soprattutto deve
essere appositamente formato in specifiche scuole per essere un professionista
del ‘prana’.
DAMIANO PEDROTTI
damiano@matergaia.eu |